15.09.2013–
12.01.2014

Miti e misteri
Il Simbolismo e gli artisti svizzeri

Il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte ospitano in autunno una grande mostra dedicata al tema del Simbolismo. L’esposizione offre uno straordinario viaggio nell’immaginario simbolista a cavallo tra Otto e Novecento attraverso le opere dei principali protagonisti elvetici in dialogo con quelle dei loro colleghi europei.
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09.11.2013–
26.01.2014
Ala Est

Marianne Engel
Jackalope

Il secondo appuntamento che il Museo Cantonale d’Arte dedica alle esperienze artistiche più attuali, vede di scena Marianne Engel, artista nata nel 1972 a Wettingen, nel canton Argovia.
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08.02–
27.04.2014

Flavio Paolucci
Dai sentieri nascosti 1989-2013

Dopo venticinque anni, riallacciandosi al programma dedicato alla valorizzazione e alla divulgazione dell‘arte ticinese contemporanea, il Museo Cantonale d‘Arte ripropone una mostra su Flavio Paolucci. Attraverso una cinquantina di opere, il percorso mostra gli sviluppi del suo lavoro dal 1989 ad oggi,illustrando il rapporto arte-natura che costituisce l‘essenza della sua opera.
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10.04–
01.06.2014
Ala Est

Gerusalemme fotografata
Immagini dall’archivio dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme 1870-1935

L’Esposizione mostra una scelta di ottanta fotografie provenienti dal fondo fotografico del più antico istituto dedicato agli studi biblici in Terra Santa: L’École biblique et archéologique française. Le immagini esposte, nate per documentare le ricerche archeologiche svolte dai padri domenicani, appaiono oggi come le istantanee di un panorama urbano unico al mondo, mostrandone l’affascinante stratificazione culturale e religiosa.
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17.05–
24.08.2014

Samoa Rémy
Premio Manor Ticino 2014

In seguito all’assegnazione del Premio Manor Ticino 2014, il Museo Cantonale d’Arte ospita una mostra di Samoa Rémy. L’artista, originaria di Mendrisio, classe 1974, è conosciuta per le sue ampie installazioni nelle quali sono ricontestualizzati temi iconografici tradizionali. In occasione della mostra Rémy presenta una serie di lavori espressamente realizzati per gli spazi del museo.
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17.05–
24.08.2014

Ti–Ch
Arte svizzera nelle acquisizioni del Museo Cantonale d’Arte 1999–2014

Il Museo Cantonale d’Arte ospita una sessantina di opere, di artisti contemporanei ticinesi e svizzeri, che dal 1999 hanno arricchito la collezione permanente. L’esposizione propone al pubblico parte della scena artistica elvetica mostrando allo stesso tempo una delle principali linee di sviluppo che caratterizzano la collezione del museo.
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28.06–
31.08.2014
Ala Est

Una Szeemann & Bohdan Stehlik
Una Szeemann e Bohdan Stehlik sono i vincitori del Premio Migros Ticino 2010. Dal 2006 lavorano insieme indagando, attraverso una varietà di linguaggi artistici, il rapporto tra realtà e dimensione immaginaria e facendo riflettere sui meccanismi ingannevoli della percezione.
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13.09–
02.11.2014
Ala Est

Mario Marioni
Nell’ambito del programma dedicato allo studio e alla valorizzazione della collezione permanente, il Museo Cantonale d’Arte presenta quest’anno una mostra sull’opera grafica di Mario Marioni. Da Milano, dove nasce nel 1910, l’artista torna in Ticino nel 1943 (il padre Federico, calcografo, era originario di Claro). La sua attività artistica (1930-1970) è contraddistinta da una vena espressionista e surreale fino ad approdare negli anni sessanta a una forma di astrazione lirica.
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28.09.2014–
11.01.2015

Bramantino. L’arte nuova del Rinascimento lombardo
Nell’ambito della valorizzazione storico artistica legata al territorio, il Museo Cantonale d’Arte dedica una mostra a una delle personalità più emblematiche del Rinascimento lombardo: Bartolomeo Suardi detto il Bramantino (1480-1530). La mostra traccia il percorso dell’artista dagli esordi fino alle ultime opere conosciute, tra le quali la Fuga in Egitto conservata in Ticino. Accanto ai suoi capolavori saranno presenti in mostra opere degli artisti con i quali Bramantino condivise la scena artistica tra il XV e il XVI secolo.
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22.11.2014–
01.02.2015
Ala Est

Annaïk Lou Pitteloud
Esercizio sullo stato attuale

Nell’Ala Est del Museo Cantonale sarà ospitata una mostra di Annaïk Lou Pitteloud. L’artista, nata a Losanna nel 1980, si è fatta conoscere per i suoi lavori fotografici e video volendo indagare il ruolo degli stessi media rispetto alla percezione della realtà. Spostatasi recentemente verso un’arte più concettuale si concentra sull’intersecazione tra la realtà del nostro tempo e il fare artistico.
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Una Szeemann & Bohdan Stehlik
Una Szeemann e Bohdan Stehlik espongono fino al 31 agosto alcuni lavori recenti in occasione del primo dei due appuntamenti espositivi dedicati alla giovane arte svizzera che, come ogni anno, vengono presentati a cura di Elio Schenini nell’Ala Est del Museo Cantonale d’Arte.


Una Szeemann/ Bohdan Stehlik, immagine tratta dalla pubblicazione Dann immer erst, immer erst dann, 2014

Affacciatisi individualmente sulla scena artistica agli inizi degli anni duemila, Una Szeemann (Locarno, 1976) e Bohdan Stehlik (Karlovy Vary, 1973) hanno iniziato a lavorare in coppia a partire dal 2006, indagando con una varietà di linguaggi - dal video alla fotografia, dalla scultura alle installazioni - il confine quasi sempre impercettibile che separa realtà e apparenza, verità e illusione. I meccanismi spesso ingannevoli della percezione e il rapporto non sempre lineare tra la realtà e le nostre rappresentazioni sono alcuni dei temi principali affrontati nelle opere realizzate in comune dai due artisti, che nel 2010, in occasione dell’ultima edizione della rassegna Che c’è di nuovo? Uno sguardo sulla scena artistica emergente in Ticino, si sono visti assegnare il Premio Migros Ticino per l’incoraggiamento alla creazione artistica.


Una Szeemann/ Bohdan Stehlik, immagine tratta dalla pubblicazione Dann immer erst, immer erst dann, 2014

Se i grandi temi attorno a cui ruota la loro ricerca sono rimasti sostanzialmente gli stessi, negli ultimi anni la pratica artistica di Una Szeemann e Bohdan Stehlik è tornata a rendere di nuovo percepibili le differenze che caratterizzano le rispettive individualità. Come già nella mostra dello scorso anno, Assumption over matter, alla Galleria Townhouse di Zurigo, anche le opere esposte nell’Ala Est non sono, come avveniva in passato, il risultato di un lavoro a quattro mani in cui è impossibile distinguere lo specifico apporto di ognuno di loro. A parte un’unica eccezione, le singole opere che compongono questa esposizione portano infatti soltanto la firma dell’uno o dell’altro artista. Visitando la mostra, tuttavia, non si possono non cogliere l’unitarietà di discorso e le affinità formali e concettuali che legano tutte le opere che la compongono, a conferma del fatto che il progetto espositivo ha origine dalle riflessioni comuni attorno a un tema d’indagine condiviso. L’unità progettuale e la dualità realizzativa che caratterizza la produzione di Una Szeemann e Bohdan Stehlik in questa fase è perfettamente sintetizzata da quella sorta di antimetabola che costituisce il titolo della mostra: partendo dagli stessi elementi, ma disponendoli in ordine diverso si possono produrre infatti significati differenti. Come nel rapporto tra cosa e immagine, tra idea e mondo, la simmetria è sempre imperfetta e il rispecchiamento non è mai perfettamente fedele.


Una Szeemann/ Bohdan Stehlik, immagine tratta dalla pubblicazione Dann immer erst, immer erst dann, 2014

Mentre le sculture e le fotografie che Una Szeemann ha realizzato per questa mostra ci confrontano con il confine tra visibile e invisibile, tra pieno e vuoto, tra materia e spirito, tra assenza e presenza, traendo ispirazione dalle esperienze dello spiritismo tardo ottocentesco e dal concetto di ectoplasma, quelle di Bohdan Stehlik si soffermano esattamente sulle stesse dicotomie, partendo però dalle discrasie che si manifestano sul piano percettivo e filosofico nella relazione tra l’oggetto e la sua rappresentazione. Attorno al tema dell’assenza e dell’invisibilità ruota anche l’unica opera realizzata in comune dai due artisti che, come una sorta di sintesi, è collocata al centro dello spazio espositivo. In questo caso la presenza dell’opera diventa la messa in scena della sua stessa assenza, perché quello che abbiamo di fronte appare come un modellino in scala di quella che potrebbe essere un’opera di dimensioni ambientali, che però non sappiamo se è già stata o se verrà mai realizzata.




In occasione della mostra è stato pubblicato un volume, disponibile in edizione italiana e tedesca, con immagini e testi elaborati espressamente dagli artisti per questo progetto e un testo critico di Elio Schenini.