07.10.2006–
07.01.2007

L’immagine del vuoto
Una linea di ricerca nell’arte in Italia 1958–2006

Proseguendo la linea espositiva dedicata alle grandi tematiche artistiche che hanno attraversato il Novecento, il Museo Cantonale d’Arte presenta una mostra che intende indagare i molteplici aspetti della rivoluzione linguistica attuatasi nell’arte in Italia a partire dalla fine degli anni Cinquanta.
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01.12.2006–
21.01.2007
Ala Est

Angela Lyn
La pittura di Angela Lyn, artista di origine anglo-cinese che dal 1994 vive in Ticino, si sviluppa per cicli tematici in cui è evidente la volontà dell’artista di trascendere l’illustrazione e i dettagli per giungere all’essenza delle cose.
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10.03–
13.05.2007

Luciano Rigolini
La forma dello sguardo
Fotografie 1990-2007

L’attenzione che il Museo Cantonale d’Arte rivolge alla fotografia e alle questioni relative all’immagine nella cultura contemporanea si traduce, nell’anno del ventennale, in un’ampia esposizione monografica dedicata all’opera di Luciano Rigolini.
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16.03–
06.05.2007

Artisti ticinesi nella Collezione del Museo Cantonale d'Arte
In concomitanza con la mostra di Luciano Rigolini il Museo Cantonale d’Arte espone, fino al 6 maggio, una selezione di opere di artisti ticinesi appartenenti alla propria Collezione.
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19.05–
20.05.2007
Ala Est

Notte dei musei
Il Museo Cantonale d’Arte a Lugano dedica il doppio appuntamento della Notte dei Musei, sabato 19 maggio 2007 dalle ore 18.30 alle ore 1.00, e della Giornata internazionale dei Musei, domenica 20 maggio 2007 dalle ore 10.00 alle ore 17.00, alla VIDEO ARTE, divenuta una delle principali forme di espressione artistica contemporanea.
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07.06–
09.09.2007

Affinità e complementi
Opere dai musei svizzeri in dialogo con la collezione del Museo Cantonale d'Arte, Lugano

Inaugurato nell’autunno del 1987, il Museo Cantonale d’Arte festeggia quest’anno i vent’anni di vita.
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29.09.2007–
06.01.2008

Alexej von Jawlensky
Il valore della linea

Per la prima volta in Svizzera una mostra si propone di mettere in luce il significato e il valore del disegno nell’opera di Alexej von Jawlensky (1864-1941). Tra i pionieri della pittura moderna, amico di Paul Klee, Vassilij Kandinskij e Franz Marc, Jawlensky ha lasciato anche un cospicuo corpus di disegni. I nudi, i ritratti di persone a lui vicine e gli autoritratti offrono uno sguardo inedito sulla sua opera, nonché nuove prospettive di studio.
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29.09–
11.11.2007
Ala Est

Teres Wydler
N.I.C.E. Nature in Corrosive Ecstasy

L’articolato progetto espositivo di Teres Wydler (1945) - dal suggestivo titolo “N.I.C.E. Nature in Corrosive Ecstasy©” - viene presentato negli spazi dell’Ala Est al Museo Cantonale d’Arte a Lugano.
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23.11.2007–
06.01.2008

Davide Cascio
Rooms, Roses, Polyhedrons
Premio culturale Manor Ticino 2007

Il secondo piano del Museo Cantonale d’Arte ospita, a partire dal 23 novembre, una mostra personale di Davide Cascio, artista al quale è stato assegnato quest’anno il Premio culturale Manor Ticino.
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23.11.2007–
06.01.2008
Ala Est

Margherita Turewicz-Lafranchi
Adonis' Garden

Gli spazi dell’Ala Est presso il Museo Cantonale d’Arte a Lugano ospitano fino al 6 gennaio 2008 un’originale installazione dal suggestivo titolo “Adonis’ Garden”, elaborata da Margherita Turewicz Lafranchi, artista di origine polacca, che da anni risiede in Ticino.
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L’immagine del vuoto
Una linea di ricerca nell’arte in Italia 1958–2006



In occasione di questa mostra il Museo Cantonale d'Arte la domenica rimane aperto fino alle 18.00

Mostra a cura di Marco Franciolli, Direttore Museo Cantonale d’Arte, Bettina Della Casa, Curatrice Museo Cantonale d'Arte


L’esposizione L’immagine del vuoto 1958-2006 intende indagare i molteplici aspetti della rivoluzione linguistica attuatasi nell’arte in Italia a partire dalla fine degli anni Cinquanta. A tal fine, appare irrinunciabile esplorare affinità, contaminazioni e contrasti tra il contesto sperimentale italiano - animato all’epoca da Fontana, Manzoni e Castellani - e Yves Klein, in quegli anni “attore” ben presente a Milano, sia sul piano espositivo che nell’intensità dello scambio dialettico.

L’obiettivo è quello di far emergere, attraverso la ricerca di artisti quali Lucio Fontana, Yves Klein, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Francesco Lo Savio, Gianni Colombo, Dadamaino, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Luciano Fabro, Michelangelo Pistoletto, Gino De Dominicis e Ettore Spalletti una specificità tutta italiana, una linea sotterranea, quasi un’anomalia che percorre in modo sottile questa linea di ricerca nel panorama europeo del secondo Novecento.

La mostra intende individuare quella linea che contrappone alla componente “espressiva” più praticata e diffusa, una matrice “evocativa” di segno metafisico. Ovvero l’esigenza, comune a questi artisti, di porre tra parentesi la propria identità psicologica e soggettiva per formulare la nozione impersonale e assoluta di artefice dell’opera.




Lucio Fontana, Concetto spaziale - Attese, 1958

Dopo la stagione informale, caratterizzata dalla centralità dell’Io, dal primato del soggetto, la nuova generazione ambisce a oltrepassare la frontiera dell’immateriale, dove il vuoto come spazio pittorico autentico, l’infinito come dimensione, il colore assoluto, i codici della pratica artistica diventano elementi essenziali per configurare una nuova visione dello statuto dell’opera e della stessa identità dell’arte. Si analizza quindi una linea di ricerca che, pur nella sua portata innovativa, nel suo azzeramento radicale, sembra conservare la consapevolezza della necessità irrinunciabile dell’immagine. Immagine che si presenta “senza corpo”, evitando peraltro di arenarsi nelle secche di un’arte di matrice analitica, dichiaratamente concettuale di tipo anglosassone, che rifiuta l’immagine per scelta pregiudiziale. Un’ottica che mai si affida a punti di vista puramente teorico-speculativi, ma che sceglie invece di tener fede al primato dell’immagine.

L’esposizione giunge infine ad esplorare l’eredità lasciata da questi protagonisti del secondo Novecento all’ultima generazione, individuando - nel panorama attuale - quali aspetti di quella stagione permangono tutt’oggi nel vocabolario artistico italiano. Saranno presentate in tal senso opere di artisti quali Mario Airò, Francesco Barocco, Gianni Caravaggio, Martino Coppes, Daniela De Lorenzo, Chiara Dynys, Francesco Gennari, Eva Marisaldi, Amedeo Martegani, Sabrina Mezzaqui, Diego Perrone, Luca Trevisani, Francesco Vella e Italo Zuffi.




Giulio Paolini, Senza titolo, 1961

STRUTTURA DELLA MOSTRA
L’esposizione si articola in diverse aree di ricerca, in una ideale progressione che dallo spazio infinito del cosmo conduce allo spazio finito dell’immagine. Le sezioni tematiche, precedute da un antefatto e da un capitolo introduttivo, si articolano in “Spazio e cosmo”, “La concretezza dell’infinito”, “L’io incorporeo” “L’architettura del vuoto”, “I codici della visione”. Il fine è quello di visualizzare i diversi ambiti che concorrono alla configurazione di questa nuova concezione artistica, nonché alle sue complesse evoluzioni fino ad approdare all’orizzonte più recente.

Antefatto
Finita la seconda guerra mondiale, si afferma dovunque nel mondo un linguaggio artistico comune, una koinè dagli accenti tardo-romantici che si propone di dare libero sfogo alle emozioni. Si manifesta l’urgenza di dar voce all’interiorità con toni vibranti, spesso gridati, affidando alla materia bruta e al gesto, svincolato da ogni controllo formale, il messaggio angoscioso e liberatorio insieme che si vuole trasmettere. Gli anni Cinquanta del Novecento, nei quali si formano tutti i protagonisti della mostra, sono la stagione del “tutto pieno”; del “troppo pieno”, anzi, agli occhi di questa generazione, che reagisce a quell’altissima temperatura emotiva raffreddando all’estremo la propria arte e scegliendo, all’opposto, il “tutto vuoto”.

Introduzione
La sezione introduttiva indica i tre momenti “storici” dai quali discende l’intero progetto espositivo. Un “buco” di Fontana, un “monocromo” di Klein e una “linea” di Manzoni fissano i termini da cui la mostra si sviluppa.
Fontana stesso ci fornisce una traccia con queste sue parole riferite a Carla Lonzi - con l’abituale tono colloquiale - in occasione della stesura del volume di interviste Autoritratto, 1969: “… Incomincia a essere valido Klein quando fa tutto bleu, che è una dimensione... Lui l’ha intuito lo spazio, però, te lo dico io, quelli, proprio, che l’hanno capito siamo io e Manzoni: Manzoni con la linea all’infinito e, fino adesso nessuno l’ha raggiunto, guarda, con tutte le sperimentazioni che stan facendo, è la scoperta più grande che ci sia, e io col buco….”

Spazio e cosmo
La vertigine dell’idea di universo provoca la perdita di dimensione dell’opera: una Natura di Fontana, una Sculpture éponge di Klein, il Senza titolo di De Dominicis concorrono ad aprire nuovi confini che oltrepassano i limiti convenzionali del quadro. Domina la tensione verso una concezione assoluta dell’immagine che superi ogni forma di condizionamento relativizzante per raggiungere la massima libertà spirituale e la purezza dell’essenza cosmica.

La concretezza dell’infinito
Il quadro non è più una composizione di elementi, lo spazio entro cui si mette in scena la lotta tra forme e colori nel dominio emozionale, bensì una rappresentazione visibile e concreta dell’assoluto nell’immagine. Un taglio Concetto Spaziale (Attese) di Fontana, una Superficie di Castellani, una carta quadrettata (Cimento dell’armonia e dell’invenzione) di Boetti fissano i termini di una nuova concezione dell’opera.

L’Io incorporeo
Il processo di smaterializzazione dell’immagine arriva a sottrarre sostanza alla stessa figura dell’autore o del soggetto rappresentato. Nove xerox Anne-Marie di Alighiero Boetti, o Alias di Martegani, non corrispondono alla testimonianza della loro immagine, ma abbandonano la consuetudine della tradizione e intraprendono la via dell’impersonale eliminando qualsiasi residuo di riflesso figurativo.




Eva Marisaldi, Altro ieri, 1993

L’architettura del vuoto
Pone l’accento su una ricerca spaziale orientata verso la tridimensionalità, intesa non più come scultura, ma come integrazione reciproca tra spazio e oggetto. Un Filtro di Lo Savio, una Strutturazione pulsante di Colombo testimoniano di questa esperienza.

I codici della visione
È il capitolo che affronta, infine, la rivoluzione linguistica provocata dalla consapevolezza che l’autore assume nei confronti degli strumenti e dei termini di linguaggio della pratica artistica, intesa come effettivo soggetto dell’opera. Vedo (l'opera completa di Edouard Manet come decifrazioni del mio campo visivo) di Paolini o Da mille a mille di Boetti configurano visioni al contempo individuali e universali, manifeste e cifrate, dettate dall’osservanza dei codici formali della rappresentazione.

Le sezioni tematiche sopra delineate sono visualizzate in mostra attraverso circa 100 opere, di cui quelle qui nominate costituiscono il riferimento essenziale ed ideale.
Le opere, generalmente concesse in prestito da Musei, Archivi, Fondazioni e privati, sono in alcuni casi provenienti dalle collezioni degli artisti stessi. Particolare attenzione viene rivolta, infatti, alle opere a loro appartenute all’epoca, al fine di tentare di ricostruire le reciproche relazioni, attestazioni di stima, affinità intellettuali.

Artisti presenti in mostra: Mario Airó, Francesco Barocco, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Gianni Caravaggio, Enrico Castellani, Gianni Colombo, Martino Coppes, Dadamaino, Gino De Dominicis, Daniela De Lorenzo, Chiara Dynys, Luciano Fabro, Lucio Fontana, Francesco Gennari, Yves Klein, Francesco Lo Savio, Piero Manzoni, Eva Marisaldi, Amedeo Martegani, Sabrina Mezzaqui, Giulio Paolini, Diego Perrone, Michelangelo Pistoletto, Ettore Spalletti, Luca Trevisani, Francesco Vella e Italo Zuffi.


Catalogo: introduzione di Marco Franciolli.
Testi di Bruno Corà, Bettina Della Casa, Marcello Ghilardi, Tony Godfrey, Ada Masoero, Giulio Paolini, Annemarie Sauzeau, Dieter Schwarz e Elena Volpato.
Schede di Simone Menegoi.
Italiano/inglese
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